Dimanche soir, à partir de 19heures, lectures et analyses de l'oeuvre de la poétesse, sur un projet d'Elisabetta Bagli et Emanuela Rizzo, avec Luca Ariano, Alessio Zanicchelli, Lucilla Trapazzo, et ma lecture de deux poèmes traduits par moi.
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Quello che mi colpisce ogni volta, è l’infinita melanconia di questi versi, la musicalità, la grazia delle immagini scelte.
E una lirica elegiaca che mi sembra tipica dell’adolescenza (si veda la parola « fanciulescamente » nell’orma del vento, tradotta su una pagina precedente), quasi non fosse uscita la sua anima dall’infanzia, serbando sogni e desiderio d’amore irraggiungibili e insaziabile.
E una poesia assieme contemporanea, per gli elementi utilizzati, la città con dettagli precisi (il mazzetto di fresie), ma detto come una voce al di fuori dal tempo, come venuta da una dimensione altra, non nel reale, ma nei suoi sogni… in altri tempi anche
Mi ramenta, se penso all’italia, una poesia di Ugo Foscolo – Alla Sera (1803) (non tanto per la situazione differente, politica per questo, che suscita il « disaggio », ma sopra tutto per l’atmosfera creata dal poeta, il sogno mescolato al dire, la scelta vesperale del l’ambito della poesia che traducce un sognare la morte – effettiva per la poetessa)
Forse perché della fatal quiete,
Tu sei l’immago a me si cara vieni,
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre e lunghe all universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor suavemente tiene.
Vagar mi fai co’ miei pansier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco egli si strugge,
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
poi mi viene in mente il poema di Giacomo Leopardi L’Infinito Scritta a Recanati tra il 1818 e il 1819: il tema di questa poesie caratterizza la sua prima fase, la poetica del vago e dell’indefinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
Ma sopra tutto mi ramenta le sorelle Brontë, in particolare Emily, per questa selvaggia, totale romantica disposizione alla melancolia, particolarmente sensibile in The Night is darkening round me (1837)
The night is darkening round me,
The wild winds coldly blow;
But a tyrant spell has bound me,
And I cannot, cannot go.
The giant trees are bending
Their bare boughs weighed with snow;
The storm is fast descending,
And yet I cannot go.
Clouds beyond clouds above me,
Wastes beyond wastes below;
But nothing drear can move me:
I will not, cannot go.
Emily Bronte
La notte si addensa attorno a me
“La notte si addensa attorno a me
selvaggi e gelidi soffiano i venti
ma una incanto tirano mi ha vinta
e non posso non posso partire.
Alberi giganteschi si piegano
tanto pesa la neve sui i loro rami nudi
veloce scende la tempesta
pure non posso partire
Nuvole su nuvole sopra di me
e sotto soltanto lande desolate
nessun tristezza mi puo muovere
non voglio non posso partire.”
E mi sembra finalmente molto avere una sensibilità molto vicina ai poeti romantici inglesi : Keats e la sua « Ode on Melancholyé (1819)
No, no, go not to Lethe, neither twist
Wolf’s-bane, tight-rooted, for its poisonous wine;
Nor suffer thy pale forehead to be kiss’d
By nightshade, ruby grape of Proserpine;
Make not your rosary of yew-berries,
Nor let the beetle, nor the death-moth be
Your mournful Psyche, nor the downy owl
A partner in your sorrow’s mysteries;
For shade to shade will come too drowsily,
And drown the wakeful anguish of the soul.
But when the melancholy fit shall fall
Sudden from heaven like a weeping cloud,
That fosters the droop-headed flowers all,
And hides the green hill in an April shroud;
Then glut thy sorrow on a morning rose,
Or on the rainbow of the salt sand-wave,
Or on the wealth of globed peonies;
Or if thy mistress some rich anger shows,
Emprison her soft hand, and let her rave,
And feed deep, deep upon her peerless eyes.
She dwells with Beauty—Beauty that must die;
And Joy, whose hand is ever at his lips
Bidding adieu; and aching Pleasure nigh,
Turning to poison while the bee-mouth sips:
Ay, in the very temple of Delight
Veil’d Melancholy has her sovran shrine,
Though seen of none save him whose strenuous tongue
Can burst Joy’s grape against his palate fine;
His soul shalt taste the sadness of her might,
And be among her cloudy trophies hung.
No, no, non andare da Lete, né torcere
Wolf’s-bane, ben radicato, per il suo vino velenoso;
Né permettere che la tua fronte pallida venga baciata
Di belladonna, uva rubino di Proserpina;
Non fare il tuo rosario di bacche di tasso,
Né sia lo scarafaggio, né la falena della morte
La tua triste Psiche, né la civetta lanuginosa
Un partner nei misteri del tuo dolore;
Perché l’ombra all’ombra verrà troppo assonnata,
E annegare l’angoscia vigile dell’anima.
Ma quando la malinconia cadrà
Improvvisa dal cielo come una nuvola piangente,
Ciò favorisce tutti i fiori dalla testa abbassata,
E nasconde la verde collina in un sudario d’aprile;
Allora riempi il tuo dolore su una rosa mattutina,
O sull’arcobaleno dell’onda di sabbia salata,
O sulla ricchezza delle peonie globose;
O se la tua padrona mostra una ricca rabbia,
Imprigiona la sua mano morbida e lasciala delirare,
E nutriti in profondità, in profondità sui suoi occhi impareggiabili.
Abita con la Bellezza, la Bellezza che deve morire;
E la gioia, la cui mano è sempre sulle sue labbra
Offerta addio; e dolorante piacere vicino,
Diventando veleno mentre la bocca d’ape sorseggia:
Sì, proprio nel tempio della Delizia
Veil’d Melancholy ha il suo santuario sovrano,
Anche se visto da nessuno tranne colui la cui lingua strenua
Può far scoppiare l’uva di Joy contro il suo palato;
La sua anima assaporerà la tristezza della sua potenza,
Ed essere tra i suoi trofei nuvolosi appesi.
Percy Bysshe. Shelley anche lui fa parte dei nomi che mi sono ispirati dalla lettura delle due poesie da me tradotte :
Music, when soft voices die,
Vibrates in the memory—
Odours, when sweet violets sicken,
Live within the sense they quicken …
1821
*
La musica, quando le morbidi voci muoiono,
Vibra nella memoria—
Gli odori, quando le dolci violette declinano,
Vivono nel senso in cui accelerano …
( Mi colpisce per quest’ultima, il parallelo con la fine di Antonia Pozzi, perchè fu scritta appena un anno prima che Shelley annegasse, e pubblicata per la prima volta in Posthumous Poems of Percy Bysshe Shelley nel 1824 con una prefazione di Mary Shelley.)

